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L'opera di Giuseppe Arcimboldo detto l'Arcimboldi
La terra 1570 olio su tavola; 70,2 x 48,7 Collezione privata Arcimboldi eseguì due serie di cicli di Elementi e Stagioni per la corte praghese, che, alla luce del ritrovamento di una serie di manoscritti provenienti dall’entourage di corte del pittore, sono state lette in chiave allegorico-celebrativa del reame. In particolare, un poema composto dal milanese Giovanni Battista Fontana, detto Fonteius, ha per oggetto proprio le famose serie che si baserebbero su un sistema di corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo. I vari elementi, prendono forma umana per visualizzare il dominio della casa d’Austria sull’universo e sul tempo, nella persona del sovrano, adombrato nei profili dei ritratti. In questa accezione vanno letti il vello del Toson d’oro e la pelle del leone d’Ercole, simbolo boemo, nella Terra. Nella parte superiore appaiono inoltre unicamente animali che con le loro corna formano una corona, ancora una volta allusiva all’imperatore. Secondo il Comanini, ogni animale che compone la Terra avrebbe inoltre un significato in relazione al posto che occupa, per esempio l’elefante, animale pudico, fa da guancia, che è sede della vergogna.
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